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Magdi Allam a Como - Parolaio

“Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano?”: questo il titolo del nuovo libro di Magdi Allam, e dalle sue parole traspare davvero il rispetto e l’attaccamento per il nostro paese. Per il terzo anno consecutivo a Parolario, rassegna culturale organizzata dal Comune di Como, il vicedirettore del Corriere della Sera è arrivato non solo per presentare il suo ultimo libro, ma soprattutto per testimoniare l’attaccamento alla verità, ai valori della vita e della libertà. In molti sono accorsi all’evento: i più fortunati dopo una lunga attesa hanno trovato posto all’interno del tendone, sigillato e presidiato dalle forze dell’ordine per il rischio dell’insorgere della comunità islamica di Como capeggiata da El Sisi, gli altri assiepati davanti al maxischermo all’aperto. Con la scorta che lo segue da anni è arrivato e, con chiarezza e logicità ha esposto il suo pensiero sull’immigrazione, la politica e gli italiani. 

Non ha risparmiato nessuno, criticando sia il governo precedente che accusa di non aver migliorato la situazione nei cinque anni a disposizione, sia quello attuale. Secondo il vicedirettore del Corriere della Sera, nessuno cerca di garantire le regole base per una corretta integrazione, vero scopo finale di qualsiasi legislazione e di qualsiasi scelta di azione politica ed amministrativa. I vari ministri sono più propensi a gesti eclatanti e progetti sensazionali nella speranza di guadagnarsi un titolone sui quotidiani e far parlare di sé ai telegiornali, ben consci della loro precaria stabilità, più che pensare al bene collettivo. A partire dalle sue origini, egiziano di madre musulmana praticante, Magdi Allam difende gli italiani e cerca di spronarci a individuare le tradizioni, gli ideali e i principi che ci accomunano, gridarli e difenderli: in nome certo di una integrazione sostenibile che miri al dialogo fattivo e non alla predominanza arrogante di una cultura sull’altra o ad un più naif appiattimento culturale e filantropo buonismo. Riscoprire cioè i nostri valori e crederci, nella vita di tutti i giorni per poterne comprendere la ricchezza e trasmetterla. Solo in questo modo chi arriva ospite in Italia può avvicinarsi a tali valori ed accettarli, condividerli o quantomeno rispettarli, perché essi stessi hanno saputo essere “convincenti e vincenti” sul piano personale e sociale. Le nostre tradizioni, come le tradizioni di ogni Paese che accetta immigrati, non possono essere stravolte acriticamente in una continua progressiva concessione dovuta alla pressione demografica alle frontiere e all’interno del Paese. Specialmente Magdi Allam ha puntato sulla lingua, per la quale è irrinunciabile una sua conoscenza adeguata. La lingua infatti riflette la cultura di un popolo e lo definisce, permette di aver gli strumenti per farsi accettare e capire. Ridicoli quindi certi provvedimenti adottati: tra essi sono stati citati ad esempio la prassi in uso presso le motorizzazioni secondo cui è possibile sostenere l’esame della patente in dieci lingue tra cui l’arabo e il cinese; ed, in particolare, sommo rammarico è stato espresso in riferimento al “muro scandalo” eretto a Padova per isolare gli immigrati che hanno occupato case abbandonate, tipico esempio di ghettizzazione. Il rischio è proprio quello di isolare gli stranieri, non renderli parte di una comunità, favorendo il rancore che aumenta con il passare delle generazioni. Tale impressione di natura sociale è corroborata dal fatto che i kamikaze delle stragi di Londra e Madrid erano a tutti gli effetti cittadini inglesi e spagnoli ma non integrati, non appartenenti a quella cultura.  

Il limpido messaggio che ne emerge è che la multiculturalità che mira all’integrazione sottende il dialogo e la comprensione. Magdi Allam è persino giunto a definire pericolose le moschee, nel momento in cui diventino luoghi non controllati di illecita aggregazione ove estremisti fomentano l’odio e indottrinano i fedeli. Il terrorismo ha un’organizzazione capillare ed è questa che va smantellata: non serve a nessuno e non conduce a scopo alcuno l’accanimento contro la cultura o la religione islamica nel suo complesso, ma necessario è sradicare gli estremismi manipolatori di cultura e religione. Allam ha poi spiegato che l’Islam è per eccellenza la religione soggettiva diversamente dal cristianesimo ecumenico, mancano le figure di preti, vescovi e di un papa;  è il singolo che si confronta con i testi sacri e con Dio. E’ quindi errata la nostra pretesa e la nostra intima aspettativa di avere un unico interlocutore di riferimento per l’intera comunità islamica: per questa figura per la stessa natura dell’Islam non può esistere. A maggior ragione quindi indirettamente è la nostra lettura occidentalizzata dell’Islam a spingere gli estremisti a prevalere sui moderati, in quanto i primi sembrano essere maggiormente in grado di porsi come interlocutori forti. 

E’ stata una serata vivace e, dopo aver risposto alle curiosità e domande del pubblico e autografato libri, con la sua scorta e quella compostezza che lo contraddistinguono, Magdi Allam ha lasciato il lago, riprendendo la sua vita da ultraprotetto cercando di sfuggire alle innumerevoli minacce che non ha potuto evitare di ricevere proprio da quegli estremisti oggetto della sua motivata critica.  La reazione del pubblico è stata di pieno consenso, spontaneamente si alzavano scrosci di applausi e non c’è stata la temuta reazione di Safwat El Sisi che, confuso tra la folla in piazza, si è limitato a qualche frase di dissenso e a distribuire qualche decina di opuscoli propagandistici, nel pieno rispetto di una democratica società quale è la nostra, che, almeno nonostante le innegabili contraddizioni esistenti, ha fatto della libertà di espressione e di religione un vessillo.

 Anna Buzzi

Emanuele Prosperi