UNESCOOrganizzazione e attivitàStoriaDecadi e giornateLista patrimoniAttualità









LA FAMIGLIA RAIMONDI A VILLA OLMO

Il 6 luglio 1824 moriva nel suo palazzo a Como il Marchese Innocenzo Odescalchi.
Essendo senza figli villa Olmo passò in eredità a Giorgio Raimondi (nato l’8 marzo 1801), figlio della Marchesa Giuseppa Porro Carcano, nipote diretta di Innocenzo.
L’anno seguente la villa fu intestata al marchese Raimondi con l’usufrutto a favore della madre.
Dopo la morte di questa, avvenuta nel 1829 tutta l’eredità passò in proprietà a Giorgio Raimondi che si occupò subito dell’imponente patrimonio ereditato nell’arco di pochi anni.
Infatti alla già cospicua sostanza della famiglia Raimondi si aggiungeva ora quella degli Odescalchi e dei Porro Carcano.
Oltre a villa Olmo, egli possedeva altri complessi architettonici a Fino Mornasco, Gironico al Monte, Beregazzo, Birago, Mosino e Minoprio.
Decise di non risiedere più presso il palazzo di famiglia che si trovava in Contrada Nuova a Como, preferendo invece amministrare di persona il proprio patrimonio soggiornando, a seconda dei periodi dell’anno, nelle varie residenze dove ospitava personalità della vita culturale ed aristocratica.
Nel 1835 due regine soggiornarono insieme all’Olmo: Maria Cristina, regina delle due Sicilie, e Maria Cristina Teresa, regina di Sardegna.
Erano tra loro legate da uno stretto vincolo di parentela: una era l’ultima figlia di Vittorio Emanuele I, moglie dal 1832 di Ferdinando II di Borbone re delle due Sicilie, l’altra era figlia di Ferdinando II e moglie, dal 1807, di Carlo Felice.
I primi venti anni della proprietà Raimondi in Villa Olmo furono caratterizzati dal lusso, da visite regali ed intrattenimenti musicali. Il marchese cercò di mantenere al meglio l’intero complesso completando gli interventi già predisposti a suo tempo da Innocenzo Odescalchi.
I primi lavori che il Raimondi apportò alla villa riguardarono il completamento del parco e della darsena.
Il giardino era stato iniziato dal marchese Odescalchi sul lato verso la villa e la darsena, sul fronte lago, era stata costruita ma necessitava di un ricovero coperto per le barche.
Il giardino fu realizzato nella quasi totale completezza; il progetto manteneva alcuni elementi architettonici fissi realizzati poco prima, come il tempietto neoclassico di Luigi Canonica terminato nel 1827 o la ghiacciaia e i rustici situati sul bordo del parco.
Proprio a Luigi Canonica il marchese affidò anche il disegno della darsena coperta, come si può dedurre da alcune carte sciolte presenti nel fondo dell’archivio ma che non trovano corrispondenza con i disegni e gli altri documenti probanti nei fondi dell’architetto stesso.
È probabile che l’incarico gli fosse stato stilato, ma per diverse ragioni, non venne mai portato a termine.
Questa mancanza è da ricondurre a questioni di proprietà del sito: il marchese era convinto di possedere tutto il terreno antistante a villa Olmo fino al lago, ma negli atti vi erano scritte a favore della municipalità diverse servitù.
Negli atti conservati presso l’Archivio Storico Comunale si cita anche un progetto presentato dal marchese nel 1834 tendente ad “includere parte del piazzale antistante mediante colonnette unite fra loro da catene onde adattare il porto impedendovi l’ingresso alle barche onorarie”.
Il Municipio non accettò perché le dichiarazioni del marchese non parvero abbastanza esplicite nel riconoscimento dei diritti di pubblico passaggio pedonale lungo il piazzale e all’approdo delle barche sul medesimo. Il Comune di Como quindi gli riconobbe legalmente la piena godibilità solo della parte del piazzale verso Cernobbio che corrispondeva all’ex lazzaretto e al cimitero dei Padri Minimi ivi ubicati nel XVII secolo.