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DUE ANNI DI STORIA ATTRAVERSO LE GRIDA

1848 – 1849 in Europa: il contesto

Una serie di moti, rivolte, insurrezioni smossero l'intera Europa ed in essi si intrecciarono motivi politici, sociali e di rivendicazioni nazionali. Il biennio rivoluzionario 1848-1849 fu dunque momento di snodo della vita politica europea e diede una svolta la modo di concepire la lotta per le indipendenze nazionali, allargandola gradualmente ai più vasti strati della popolazione e facendo leva sul loro senso di retaggio romantico di appartenenza alla Nazione e ad una causa comune contro l’oppressore; il tutto ovviamente preceduto ovunque da forti malcontenti diffusi, dovuti da una fase di acuta crisi economica di tipo congiunturale. Ad una prima analisi si può ben affermare come tale biennio abbia assunto nel comune immaginario politico il valore simbolico di grande occasione di trasformazione sociale ed istituzionale, con una decisa svolta al sistema sempre in crisi fuoriuscito dall’astorico, seppur ambizioso, progetto metternichiano del 1815, che si traduceva in un’alleanza delle Grandi Potenze vincitrici e della stessa Francia contro il diffondersi del principio di nazionalità in tutte le sue forme.
Anche in Germania venero innalzate le barricate il 15 marzo del 1848, sollevando una rivolta che da Berlino si diffuse nelle altre città tedesche. Fu quindi convocata l’assemblea costituente di Francoforte con lo scopo di scrivere la Costituzione per la Germania unificata, con reggente imperiale nella persona dell’arciduca Giovanni D’Asburgo: la soluzione debole in sé poiché l’Assemblea di Francoforte non aveva alcun potere in quanto sfornita di esercito venne complicata dalla guerra prussiano-danese del gennaio 1848. Tuttavia, nel 1849 Federico Guglielmo IV ripristinò con le armi la monarchia abbattuta dagli insorti, mentre cominciavano a sentirsi gli attriti rivali tra Austria e Prussia nella scelta tra soluzione “grande tedesca” e “piccolo tedesca”. La decisione dell’Assemblea di Francoforte di affidare alla Prussia la direzione dell’Impero fu rifiutata diplomaticamente per non creare uno scontro aperto con gli Asburgo; scontro che comunque avverrà senza deflagrare con la dichiarazione di Olmutz nel marzo 1850.
A Parigi invece nel febbraio del 1848 la situazione politica ed economica fu resa estremamente precaria a causa dell’atteggiamento conservatore di Luigi Filippo D’Orleans ed in particolare del proprio Ministro Guizot che si trovava in contrasto con i sentimenti del proprio Paese e più vicino a posizioni repressive di meternichiana memoria. Gli oppositori del sovrano diedero vita alla “campagna dei banchetti”, riunioni svolte in forma privata che aggirarono i divieti governativi e consentirono ai capi dell’opposizione e ai loro seguaci di tenersi in contatto e di fare propaganda per la riforma elettorale. Il tentativo da parte del Ministro Guizot di impedire uno di questi banchetti sfociò in una rivolta popolare che portò alla nascita della Seconda Repubblica francese. Dopo una prima elezione con vittoria dei moderati, seguita da una forte rivolta operaia repressa dalla destra ed una politica estera di distensione dichiarata dal Lamartine in modo da non scatenare l’Alleanza dell’ordine europeo, il 10 dicembre, con il prevalere delle forze moderate, conservatrici e cattoliche, venne eletto presidente della Repubblica Francese Luigi Napoleone Bonaparte.
I moti insurrezionali interessarono anche l’Impero Asburgico dove, promossa da studenti e insegnanti, scoppiò nel 1848 una rivolta che da Vienna si diffuse in tutto l’Impero per il passaggio all’offensiva dei vari movimenti democratici: tanto che l’imperatore dovette fuggire ad Innsbruck. Tale offensiva ebbe come conseguenza l’abbandono di Vienna da parte di Metternich prima e di Ferdinando I dopo, con concessione della costituzione e della formale indipendenza dei governi provvisori di Budapest e di Praga, salvo il vincolo personale che legava questi territori all’Impero. Solo la decisa risolutezza del nuovo primo Ministro Schwarzenberg e del Generale Windischsgratz, assieme ad un’oculata politica di divide et impera, fu evitato il tracollo dell’Impero che passò nelle mani dell’appena diciottenne Francesco Giuseppe. Infatti, mentre Windischsgratz entrava in Boemia, bombardando Praga, l’Ungheria non accettando la dichiarazione di autonomia avanzata dalla Croazia facente parte del suo territorio scatenò una guerra fratricida con la stessa Croazia guidata dal generale filo austriaco Jellacich, con successivo accerchiamento austriaco della capitale ungherese. Tuttavia, anche se momentaneamente sopita, la resistenza ungherese non era vinta, in quanto nel 1849 fu pronta a riesplodere con vigore a causa della concessione da parte del Ministro Schwarzenberg di una Costituzione accentratrice, con la dichiarazione di indipendenza ungherese e la formazione di una Repubblica guidata da Kossuth: la reazione congiunta degli eserciti austriaco da sud e russo da nord, alleati per mantenere l’equilibrio in Europa Centrale fu deleteria per la causa ungherese. Importante fu la storia della rivolta ungherese anche dal lato italiano, in quanto essa era strettamente legata alle alterne vicende dell’indipendenza al di qua delle Alpi: infatti, le vittorie Piemontesi e dei volontari, oltre che all’ardore della causa, furono dovute allo strenuo impiego austriaco sulle Terre di Santo Stefano; allo stesso tempo, memori di un gemellaggio a livello europeo fondato sul principio di nazionalità da affermare contro le potenze allora egemoni, anche gli Italiani non stettero indifferenti alla lotta di Budapest, forse ispirandosi a quei principi di fratellanza espressi dal programma della Giovine Europa di Mazzini. Ciò è testimoniato anche dalla grida del 10 maggio 1848, ove anche nella città di Como viene sottolineata la simpatia mostrata dagli Ungheresi impegnati in lotta parallela per l’indipendenza dall’Impero Austriaco. Essi, per mezzo di un proclama pubblicato nel mese di aprile dello stesso anno, dichiararono l’appoggio ungherese per il progetto di Nazionalità italiana, unita contro il nemico comune.