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La Celtic Harp Orchestra al Carducci - 9.11.2005


Parlare d'elfi, fate, atmosfere da sogno, fiaba una volta tanto non è un modo di prendere in giro qualcuno ma di raccontare una bella e insolita storia di un gruppo di musicisti e della loro non comune esperienza.
Quando mai infatti avete visto un ensemble di più di trenta elementi la maggior parte dei quali costituiti da arpe celtiche? Perchè è proprio di questo inusuale muro del suono che Fabius Constable si serve per colorire e dare vita alle sue composizioni. Egli è appunto essenzialmente un autodidatta di talento che ha imparato a quattro anni il piano, lo ha lasciato per il violoncello ed è passato infine all'arpa celtica strumento attraverso il quale ha trovato la sua strada di creatore di favole di ispirazione celtica medievale. Tale è infatti il mondo che gli è più congeniale e che più meglio è riuscito a coniugare con tendenze musicali più moderne quali quelle dalla musica minimale (da Nyman a Glass) e d'ambiente ( Brian Eno) a loro volta basate, come dice lo stesso Constable, su costruzioni armoniche di tipo pitagorico e simbolico - archetipiche, volta a un approccio di tipo catartico e terapeutico. Non abbandonando però il tono spigliato della musica leggera.
Nel concerto, continua evocazione di mondi ora shakespiriani, come In The Tempest, ora favolistici, molti sono gli episodi assai riusciti che portano con loro una freschezza che difficilmente è possibile sentire oggi; un linguaggio musicale che è sentito come morto, trito, impossibilitato a vere riscoperte. Perciò dobbiamo essergli grati lo spirito con cui l’artista riunisce un insieme di gente per lo più inesperta di musica, ma appassionata e capace di comunicare emozioni semplici, spensierate e poetiche.
Nella loro quasi ingenua felicità gli artisti diretti da Fabius ci regalano qualcosa di più di un’esperienza musicale intrigante e piacevole, ma anche una filosofia di vita un modo di pensare libero e non integrato e quindi di una saggezza insospettata.
Oltre agli indubbi meriti, è necessario puntualizzare che non tutto fosse davvero all'altezza - l'episodio meno riuscito è certamente l'esperimento dantesco, e ci permettiamo di consigliare all'artista di desistere da questo tentativo che ci sembra un tentativo di unire due spiriti completamente diversi, di fondere in un linguaggio musicale semplice ed evocativo la radicalità e l' ereticità della lingua dantesca contrariamente alla stessa ispirazione di questa orchestra; talora si avvertiva la sensazione, sopratutto riguardo le prime composizioni del gruppo, di ripetitività. Tuttavia, fiduciosi auguriamo all'artista che egli possa crescere ancora e che l'esperienza di questo gruppo di artisti possa essere d'esempio per quanti intendono mettersi in gioco nel campo della musica e per un motivo o per l'altro - spesso gli addetti ai lavori ci sembrano così lontani e inarrivabili - desistono.
La poesia, la fiaba, la musica vogliono solo un po' del nostro cuore ed un po' del nostro sudore, ma ciò che ci donano in cambio vale mille volte tanto: ecco la lezione della Celtic Harp Orchetra e del simpatico Fabius Constable.

Giuseppe Argentieri