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A un anno dalla scomparsa un breve ricordo su Gianfranco Arlandi

Il Club UNESCO Como vuole con questo primo non isolato passo offrire un omaggio alla vasta ed eclettica opera del Prof. Gianfranco Arlandi, avvalendosi per l’occasione di un sentito scritto del Prof. Luigi Picchi che di seguito proponiamo.
In particolare, io stesso sono lieto di introdurre il Prof. Arlandi, la cui immagine conservo nei miei ricordi di bambino e la cui profondità sto scoprendo solo con il tempo, attraverso le sue dimensioni di “uomo di pensiero”, artista e “uomo religioso”. Ho apprezzato soprattutto quel suo anelito incessante e quella devota propensione per una ricerca pura, appassionata e fine a sé stessa, alla quale egli ha instancabilmente donato con amore la sua intera esistenza.
Al fine di far conosce tutto ciò, il Club UNESCO Como si propone per il futuro di porre la dovuta attenzione a quel che di prezioso la geniale personalità del Prof. Arlandi è in grado di trasmettere.
(Emanuele Prosperi)


Il 10 marzo del 2005 il cuore di Gianfranco Arlandi cessava di battere. Gianfranco Arlandi era nato a Tortona nel 1922, figlio di sarti sensibili all’arte. La sua formazione tecnico artistica era stata particolare: oltre al diploma presso l’Istituto Tecnico “Leonardo da Vinci” di Alessandria, aveva conseguito anche quello all’Accademia di Belle Arti di Brera frequentando i corsi di Eva Tea. Antifascista, era scampato al campo di concentramento. Al termine della guerra con Don Zeno Saltini e Danilo Dolci aveva lavorato alla trasformazione del campo di concentramento di Fossoli nell’utopia di Nomadelfia. Negli anni 60 si era abilitato primo al concorso nazionale per l’insegnamento del Disegno e della Storia dell’Arte nei Licei e, lavorando a Milano e a Como, aveva frequentato Antonio Calderara, Lucio Fontana, Luigi Veronesi, Mario Radice ed Aldo Galli. All’attività creativa in questo spirito leonardesco che è stato Gianfranco Arlandi, si era intanto affiancata quella di semiologo (specializzazione ad Urbino e a Parigi), mentre iniziava a pubblicare in campo artistico e ad esporre in mostre collettive o personali. Ha conosciuto personaggi significativi come il poeta Franco Fortini o il costituzionalista Dossetti, Karl Popper, Nelson Goodman, Luigi Pareyson e Giulio Carlo Argan solo per fare qualche nome. Costante è stata l’attività di promotore o collaboratore di eventi culturali ed artistici come mostre, laboratori, convegni in Italia e all’estero. Nel 1980 aveva fondato a Como il Centro Comasco di Semiotica, mentre nel 1989 si era trasferito a Menaggio dove nel 1993 aveva attivato l’Università della Terza Età “Leonardo da Vinci”. Nei lontani e mitici anni Ottanta ero ragazzino e sentivo parlare con particolare considerazione di lui: era una figura di intellettuale ed artista eclettico, capace di dominare con la sua razionalità vasti campi del sapere e dell’arte. La sua semiotica mi appariva come una disciplina quasi magica, capace di dischiudere i segreti della conoscenza e dell’interpretazione. Non ci capivo granché e nella mia fantasia di adolescente appassionato di musica dodecafonica e sperimentale in genere (Stockhausen !) e di astrattismo. Sognavo un’estetica per sistemi filosofici, teorie matematiche, astronomiche e cosmologiche, un connubio tra scienza e arte. Un’estetica per la nostra complessa società scientifica e tecnologica. Sognavo attraverso un’estetica ultramoderna una redenzione alle alienazioni della tecnocrazia. Sognavo un codice comune, un formulario alchemico che ricongiungesse e integrasse tra loro i saperi. E’ chiaro che nella mia testa di liceale (tra l’altro per niente brillante nelle materie scientifiche) questo “sogno” era più una visione che un progetto fattibile. Arlandi mi sembrava muoversi in questa direzione. I suoi disegni esprimevano quella leggerezza geometrica che cercavo nella musica di Luigi Nono, Luciano Berio e soprattutto di Anton Webern. Sapevo della considerazione di cui godeva soprattutto all’estero: le sue conferenze, i suoi seminari e le sue mostre in America, Germania, Corea e Giappone. Mi affascinava quest’uomo così autorevole da uscire dal guscio del provincialismo. Ma fu in occasione della sua mostra antologica nei chiostri di Sant’Eufemia in piazza Terragni, nel settembre del 1999, che ebbi modo di conoscerlo veramente rendendomi conto di quanta viscerale passionalità animasse quest’uomo autore di testi difficili per il notevole livello di astrazione e complessità. La razionalità di certi suoi presupposti, gli schematismi metodologici delle sue teorie cozzavano contro una personalità e un temperamento romanticamente inquieti. In Gianfranco c’era il pathos di una sincera tensione estetica e conoscitiva. Era dominato dal daimon del pensiero. Personalmente mi sono sempre trovato più a mio agio con la pittura e la poesia di Gianfranco Arlandi che con il pensiero più strettamente ermeneutico e semiotico. Il plesso delle opere edite ed inedite, dei lavori figurativi è vasto. Non è facile fare ordine in questa mole di lavoro. L’ultima volta che incontrai Gianfranco gli chiesi di scrivere una sorta di summa del suo pensiero, della sua estetica, una specie di testamento spirituale/manifesto, la sintesi delle sue intuizioni, come un vademecum per orientarci nel labirinto delle sue ricerche, un appello per difendere la Bellezza dagli orrori dei nostri tempi, di lasciarci delle “dritte” per sopravvivere e resistere al marasma odierno. Questo opuscolo non venne mai alla luce, purtroppo.
Possiamo, però, dire che Gianfranco Arlandi ha indagato le origini della Armonia come unione di Bellezza, Bontà e Verità. Come un pensatore medievale, alla maniera di Sant’Agostino, Boezio o San Tommaso, Arlandi aveva trovato in Dio, nell’idea stessa (ma per lui era anche una presenza) di Dio la ragione d’essere d’ogni bellezza, conoscenza, verità e giustizia. Ecco allora che l’autenticità della sua fede, che era anche passione pugnace, ha portato quel fuoco pentacostale capace di illuminare e rivitalizzare ulteriormente i percorsi a volte sofisticati e troppo specialistici della semiotica, oltre a far vibrare dantescamente di una “luce intellettuale pien d’amore” le sue figurazioni pittoriche e grafiche o le sue poesie filosofiche.

Luigi Picchi


NB: per maggiori informazioni si consulti anche il sito www.semioticarlandi.net